Immaginate di essere in visita a Roma e di consultare dal vostro smartphone o tablet l’applicazione di una guida turistica per conoscere il monumento che avete di fronte. Immaginate ora che la Sovraintendenza Capitolina ai Beni Culturali abbia reso disponibili in formato aperto le informazioni in suo possesso su quello stesso monumento con dati specifici su artisti, periodo storico, opere esposte eccetera. Combinando questi diversi pacchetti di informazioni in rete quella stessa applicazione che avete scaricato su smartphone potrebbe offrire un servizio di turismo culturale dettagliato e personalizzato sulla base dei vostri interessi.  Questo è solo un esempio di ciò che si può fare con i “dati aperti”, comunemente chiamati con il termine inglese Open Data, ossia con quei dati pubblicati in rete in formati tali da poter essere liberamente consultati, riutilizzati e ridistribuiti.  (continua…)

“C’era una volta…” e a quanto pare c’è ancora. Da secoli il famoso incipit segna l’inizio di ogni narrazione, orale o scritta che sia. Se facciamo un grande balzo in avanti nel tempo e scavalchiamo epoche e tecnologie, ci rendiamo, però, conto che la più antica forma di aggregazione sociale non è sparita, ma vive quotidianamente in Rete, attraverso blog, video e gli immancabili social network.
Con l’espressione digital storytelling si indica l’utilizzo di mezzi digitali per narrare una storia. Che si tratti di un libro o di un sito, poco importa: raccontare e raccontarsi aiuta a confrontarsi con il mondo e ci coinvolge emotivamente.
E le aziende lo hanno capito bene, tanto che da un po’ di tempo sembrano voler abbandonare il bombardamento quotidiano di spot e slogan a favore di campagne/racconto (brand storytelling) che possono andare in più direzioni. In alcuni casi, il marchio o casa produttrice parla di sé abbandonando l’istituzionalità e scegliendo un punto di vista più familiare al cliente. In altri è il (potenziale) cliente a essere protagonista indiscusso. (continua…)

Big Data 97.000 tweet al secondo, 250 milioni di foto su Facebook ogni giorno, 200 milioni di blog con opinioni su eventi, persone, prodotti e brand. Sono queste le cifre del Web: numeri importanti, che si stima raggiungeranno entro il 2020 un totale di 35 zettabytes (unità di misura con ventuno zeri). Non si tratta solo di volumi, ma anche e soprattutto di relazioni sociali. Persone, opinioni, amicizie, desideri vengono registrati nei social media a cui partecipiamo, nelle domande che impostiamo nei motori di ricerca, nei messaggi che inviamo e riceviamo. I nostri stili di vita lasciano una traccia negli acquisti che facciamo online, così come i nostri movimenti vengono ricostruiti nelle traiettorie disegnate dagli smartphone e dai sistemi di navigazione delle auto che utilizziamo. (continua…)

logo nyD’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.

Scriveva così Italo Calvino ne Le città invisibili, dimostrando ancora una volta di essere un precursore dei tempi, un seminatore di intuizioni a cui tutti gli altri sarebbero arrivati, loro malgrado, dopo. La citazione di Calvino torna utile per comprendere le trasformazioni che si stanno delineando nella comunicazione turistica. Negli ultimi tempi si è assistito al proliferare di siti dedicati al turismo, gestiti sia da privati che da enti locali. In quest’ ultimo caso, si tratta di portali diversi per obiettivi, contenuti e comunicazione rispetto a quelli strettamente “istituzionali”.

(continua…)

© baldiri www.flickr.com

“Come mai la pagina più visitata del mio sito non è la home?”. Una domanda che a prima vista potrebbe suonare come una provocazione: non è possibile, verrebbe da rispondere. Invece può succedere, soprattutto se stiamo parlando di siti di informazione. Vai a capire che tra ricerca organica, SEO e indicizzazione, non è detto che il contenuto di maggior interesse – non per il cliente, ma per l’utente - sia il banner in evidenza sulla home ma il box nella subhome o la scheda nella colonna di destra della pagina di terzo livello.

(continua…)

Blog, influencer e comportamenti d'acquistoA.A.A. Nuovi clienti cercasi. Astenersi social network. Secondo una ricerca pubblicata da Technocrati (aprile 2013), nel web 3.0 i comportamenti d’acquisto dei consumatori sono influenzati dai giudizi dei blogger. Prima di passare all’azione e portare a termine lo shopping, gli utenti della Rete vanno alla ricerca delle opinioni presenti nei blog. Leggono, si informano, soppesano pro e contro dell’oggetto che vogliono acquistare, dando importanza primaria alla qualità dei contenuti che leggono, all’affidabilità della fonte e alle dimensioni “ristrette” della community. La conclusione? Per trovare nuovi clienti e fidelizzare quelli già esistenti Facebook e Twitter non sarebbero così efficaci. A risultare vincente è una strategia sinergica, dove le reti convergono e collaborano per influenzare le scelte del cliente finale. (continua…)

“Gli spazi di social networking rappresentano una grande opportunità per la PA, non solo per informare e comunicare in maniera efficace, ma anche per costruire una relazione di fiducia.” Così scriveva il ministro Patroni Griffi nel Vademecum Pubblica Amministrazione e social media, redatto a cura del Formez nel “lontano” dicembre 2011.

In particolare Twitter, per la brevità dei suoi messaggi e per l’utilizzo sempre più diffuso come fonte di informazione e aggiornamento in tempo reale, rappresenta uno dei canali ideali che la Pubblica Amministrazione può sfruttare per comunicare in modo nuovo con i suoi utenti-cittadini. (continua…)